lunedì 25 dicembre 2017

La deriva

Ed è forse il peccato più grande, continuare a spendere più tempo nel tentativo di nasconderla piuttosto che riconoscere quanto sia per noi importante, se non addirittura indispensabile.

Quadro oscurato di triste verità, si affaccia sul mare o perlomeno su quello che un tempo fu, cicatrice coperta, invece che curata. Lasciata a sé stessa da un sottomesso riflettore che porta lo sguardo altrove.
Quanto ci inquieta ammetterne l'esistenza... paradosso della socialità, artefatta trappola per l'anima.
Baia sperduta abitata da paure mai pronunciate e macabri pensieri dell'essere.
In questa discarica della coscienza dimentichiamo di essere noi gli unici a discriminare e che al contrario dall'infinita generosità, lei non traccia confini. 
Granello dopo granello accoglie quello che gli altri celano lontano da tutti e ripudiano ma anche qui... noi infimi bugiardi, lei incompresa pozza di sincerità. 
Incantevole cigno nero con le ali spezzate.
Salvezza per le briciole dell cuore infranto. Cristallina fiera delle bizzarrie e oscuro covo per le ombre dell'incertezza.
Discarica di indomabili emozioni, è l'unica ad aver scoperto che la pace può essere saper ascoltare il frastuono nel silenzio, liberarlo e non incatenarlo. Abbracciarlo e gridare con lui se necessario.
La deriva è quel luogo familiare a tutti eppure così ossessivamente ripudiato come segno di debolezza... come una crepa nelle mura di un muro apparentemente invalicabile. Un luogo dove poter gridare senza disturbare nessuno,  lasciando che il rumore volteggi sulle note del silenzio piuttosto che sottomettersi passivamente a lui.  Coesistere, non prevalere.

Quanto è agrodolce il sapore della malinconia, quasi quanto il perverso attaccamento che ne proviamo.

Madre dall'amore infinito per la fragilità dell'uomo.



Un pensiero per voi, noi, tutti:

Sebbene possa sembrare poco in sintonia col periodo di "festa", ho scelto oggi per pubblicare questo post, perché credo che non esista un momento giusto o uno sbagliato per rispettare sé stessi. 
Parlando con un caro amico è venuta fuori la possibilità di poter condividere un messaggio con gli altri. Se scrivo e anzi... se si scrive in generale, è forse per sentirsi un po' meno soli e se a maggior ragione si può essere d'aiuto a qualcuno, non posso che abbracciare ancora di più questo spiraglio di umanità.

Invito tutti voi non a esser necessariamente felici in questo giorno... So che per alcuni ciò potrebbe corrispondere come rinnegare certe emozioni e quindi voi stessi.
La falsa euforia che le persone non vedono l'ora di indossare è tutto quello di cui questo mondo non ha bisogno. Non abbiamo bisogno di meravigliose coperte scintillanti brave soltanto a puntare il dito verso il povero cuore infreddolito facendolo sentire ancora più sbagliato.
Vogliate bene alla vostra "deriva", perché è la parte più umana che possa esistere e l'unica parte che non vi giudicherà mai.

Non serve un incitamento alla felicità ma un semplice invito ad ascoltare noi stessi, perennemente alla ricerca di un appiglio per riprendere fiato, con la sensazione di essere gli unici a vedere l'acqua alzarsi sopra di noi.

Andrea



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